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Iren, Torino esce da Fsu ma resta nel patto di sindacato

Il capoluogo piemontese deve ubbidire alla legge Madia e ha bisogno di liquidità. Vecchi verso una riconferma del ruolo di coordinatore

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REGGIO EMILIA – Il Comune di Torino abbandonera’ la propria partecipazione in Fsu, la societa’ controllata con quote paritarie dall’amministrazione piemontese e dal Comune di Genova che detiene il 35,9% complessivo delle azioni di Iren spa, per ragioni di carattere amministrativo, in osservanza del decreto Madia sulla razionalizzazione delle partecipazioni degli enti pubblici. E’ quanto confermato questa mattina durante un incontro top secret del “Patto del sindacato” tra i sindaci dei tre principali azionisti pubblici di Iren, ovvero il Comune di Genova, quello di Torino e quello di Reggio Emilia.

I Comuni di Torino e Genova, attraverso FSU – in cui hanno una partecipazione paritetica, al 50% – controllano il 35,9% di Iren. Una partita economica importante che, ai valori di Borsa attuali, vale oltre 450 milioni per le due amministrazioni e che garantisce dividendi altrettanto importanti, in ulteriore crescita nei prossimi anni stando anche al piano industriale presentato dall’ad Massimiliano Bianco.

I sindaci Marco Bucci, Chiara Appendino e Luca Vecchi si sono riuniti a Palazzo Tursi, sede dell’amministrazione del capoluogo ligure, per valutare “l’andamento dell’azienda e le buone performance che la multiutility sta realizzando nell’ultimo periodo”, recita una stringata nota stampa. Dopo gli incontri a due andati in scena quest’estate, prima tra Bucci e Appendino e poi tra Bucci e Vecchi, quella di oggi e’ stata la prima occasione di confronto complessivo tra i tre sindaci dopo l’insediamento della nuova amministrazione genovese di centrodestra.

I tre, conclude il comunicato, “hanno anche confermato il ruolo strategico di controllo pubblico del gruppo Iren e il conseguente impegno delle rispettive amministrazioni nelle attivita’ della societa’”.

La scelta del Comune di Torino era quasi obbligata dato che l’ente è in difficoltà finanziaria e, fra l’altro, ha circa 140 milioni di debito scaduto con Iren. L’uscita di Torino da Fsu dovrebbe riguardare solo il capoluogo piemontese e Genova dato che la società, di fatto, era nata per alleggerire la situazione debitoria di Torino. Gli utili di Iren, infatti, negli ultimi anni non arrivavano al 100 per cento a Torino, ma, con un piano di ammortamenti tramite Fsu, una parte veniva utilizzata per ridurre il debito del capoluogo piemontese nei confronti della multiutility.

Ma quante azioni Iren potrebbero mettere sul mercato Torino e Genova? In base al nuovo statuto della multiutility, che ha introdotto il meccanismo del “voto maggiorato” nella primavera del 2016, la quota che Torino e Genova potrebbero vendere senza intaccare controllo e governance è pari a circa 70 milioni.

Torino resterà comunque dentro al patto di sindacato nazionale, insieme a Genova e Reggio e le azioni di Iren detenute dentro Fsu resteranno di proprietà dei torinesi. Il capoluogo piemontese, da parte sua (e nemmeno Genova), non ha alcun interesse ad uscire dal patto di sindacato e da Iren dato che i risultati della multiutility sono buoni (il titolo due anni va valeva 1 euro e oggi viaggia a 2,3 euro, ndr) e il dividendo è più che raddoppiato. Sono soldi che permettono, in questi anni di vacche magre per gli enti locali, di dare un sostegno ai servizi che si fanno per i cittadini.

Dall’incontro trapela anche che il lavoro del sindaco Vecchi è stato apprezzato e che quindi, probabilmente, il primo cittadino reggiano continuerà a fare il coordinatore del patto di sindacato per un altro anno.

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