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Rapine alle assicurazioni, due banditi seriali in manette

Assalto all'Allianz di Campagnola: il passamontagna non è bastato a due calabresi per assicurarsi l'impunità: i carabinieri di Guastalla li riconoscono. A loro carico numerose altre rapine

CAMPAGNOLA (Reggio Emilia) – Uno si è spacciato cliente entrando all’interno dell’sub-Agenzia Allianz di Campagnola con il pretesto di chiedere informazioni per una polizza auto, il complice entrava poco dopo con il volto travisato e con violenza e minaccia consistita nell’impugnare una pistola puntata all’impiegata le intimava di consegnare i soldi. Un grave episodio delittuoso, ma i carabinieri di Guastalla grazie anche alle indagini scientifiche hanno identificato e assicurato alla giustizia i due malviventi. I due, insieme al fratello minore di Iacono, erano già stati identificati pochi mesi fa per una serie impressionate di rapine nella Bassa: una dozzina di colpi da novembre 2016 a marzo 2017 da Guastalla a Rolo, da Rio Saliceto a Gualtieri e Reggiolo.

Il Gip del tribunale di Reggio Emilia, accogliendo le richieste della Procura reggiana, concorde con gli esiti investigativi dei Carabinieri di Guastalla, ha emesso  due provvedimenti restrittivi di natura cautelare in regime di arresti domiciliari che ieri venivano eseguiti dai carabinieri. Con l’accusa di concorso in rapina aggravata sono finiti ai domiciliari il 20enne Salvatore Iacono, originario di Cinquefrondi (RC), residente a Fabbrico, e il 33enne Antonino Neri, originario di Melito Porto Salvo (RC), residente a Reggiolo.

L’episodio delittuoso risale al 14 febbraio scorso. Erano le 16,30 quando l’impiegata, che si trovava all’interno dell’Agenzia intenta a parlare con quello che credeva essere un cliente e che invece le indagini hanno rivelato essere un complice, improvvisamente si trovava davanti un uomo travisato e con in mano una pistola che le intimava di consegnare i soldi puntando l’arma sul collo del complice che l’impiegata credeva cliente.

La donna rispondeva che non aveva soldi avendo appena aperta gli uffici per cui il rapinatore dopo aver aperto i cassetti e una cassetta di sicurezza si impossessava di 35 euro. Evidentemente insoddisfatto del bottino cercava di prendere la borsa all’impiegata che veniva spintonata a seguito del tentativo della stessa di impedire il furto della borsa. Quindi usciva dileguandosi seguito dal complice.

Le indagini dattiloscopiche svolte sulle impronte digitali prelevate dalla cassetta di sicurezza aperta dal rapinatore travisato permettevano altresì di accertare che le stesse corrispondevano all’anulare del 33enne di Melito Porto Salvo. Successivi riscontri consentivano di accertare come il cliente presente all’atto della rapina altri non fosse che il complice.

Nei confronti dei due i carabinieri di Guastalla hanno quindi acquisito incontrovertibili elementi di responsabilità che vagliati e concordati dalla Procura reggiana hanno visto quest’ultima richiedere ed ottenere un provvedimento restrittivo di natura cautelare in regime di arresti domiciliari dove attualmente i due si trovano ristretti.