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Articolo n° 27269 del 14/03/2017 - 17:49

Disabili, a Reggio una gara per includerli nello sport

Ben 70 società attive: tre supertutor al lavoro e 45 aspiranti tali

Disabili

REGGIO EMILIA – Quando aveva due anni Mattia (oggi ne ha 10) faticava a camminare e parlare, era un bambino socievole, ma per lui era difficile relazionarsi con i coetanei. Alla famiglia hanno consigliato di fargli fare sport. Ha provato con il nuoto ma le ventole di aerazione della piscina gli facevano paura. Allora e’ passato al judo e grazie a Carla e Toni, istruttrice e maestro, si e’ sentito accolto e integrato. A 16 anni Daniele ha avuto un incidente in motorino, i medici temevano che non avrebbe piu’ camminato, ma in 10 mesi lui si e’ rimesso in piedi anche se il braccio e la mano sinistra sono rimasti paralizzati.

Dopo un anno ha ricominciato a frequentare il campetto in cui giocava con gli amici, nel 2005 e’ entrato in una squadra di calcio a 5 con cui ha partecipato a un campionato. È il 2008 quando entra a far parte di “Anni magici” di Cavriago, una delle societa’ sportive che aderisce al progetto “All inclusive sport” promosso dal Centro servizi volontariato di Reggio Emilia, DarVoce, insieme ad alcuni partner, per creare le condizioni perche’ i bambini e i ragazzi con disabilita’ possano praticare sport. Anche la societa’ sportiva di Carla accoglie bambini e ragazzi provenienti da “All inclusive sport”, valorizzando tutti gli atleti, con e senza disabilita’, con le loro diversita’. “Il progetto e’ nato nel 2013 su richiesta di alcune famiglie di bambini e ragazzi con disabilita’ che volevano praticare sport insieme ai loro coetanei- spiega Cristina Ferrarini di DarVoce – Le famiglie si erano rivolte alle societa’ sportive ma senza risposta”.

Oggi sono 70 le societa’ sportive in dialogo con DarVoce, 20 i bambini e i ragazzi con disabilita’ inseriti in altrettante societa’, tre i supertutor impegnati nel coordinamento dei tutor sul territorio, 45 gli aspiranti tutor, 452 gli studenti che, nel 2016, hanno partecipato a laboratori inclusivi organizzate in orario scolastico e nel tempo libero. Il primo passo e’ stato mappare le societa’ sportive del territorio, capire se erano inclusive o se erano interessate a diventarlo. Il secondo e’ stato scegliere tre supertutor, persone che si occupano di disabilita’ e sport da tempo, per orientare le famiglie.

“Il percorso prevede una visita alla medicina sportiva per capire quale sport e’ piu’ adatto per il bambino o ragazzo con disabilita’, un incontro con il supertutor della zona di riferimento, la scelta della societa’ sportiva – continua Ferrarini – Ci sono alcune societa’ che sono autonome nell’inserimento, altre che chiedono che qualcuno affianchi l’allenatore. E qui entrano in gioco i tutor”. Attualmente sono 45 le persone che stanno seguendo il corso di formazione (che termina il 30 marzo), tra loro ci sono laureandi in Scienze della formazione, dell’educazione e motorie, educatori, allenatori e volontari: in 20 stanno gia’ facendo accompagnamento per altrettanti bambini e ragazzi coordinati dal supertutor. “Stanno andando bene, in alcuni casi si sta facendo un lavoro culturale per facilitare l’inserimento- spiega Ferrarini- Alla fine sono tutti percorsi personalizzati, ad esempio nel caso di un bambino con autismo che gioca a basket ma lo spaventa la partita si e’ scelto di farlo partecipare come aiuto coach invece che in campo, per dargli la possibilita’ di stare insieme ai suoi compagni”.

“Per i ragazzi e le famiglie e’ importante far parte di una ‘normalita” praticando sport all’interno di una societa’ sportiva, come i loro coetanei”. A parlare e’ Gabriele Codeluppi, allenatore del Dream Team Reggio Emilia, squadra di basket integrato accolta da Arbor, storica societa’ reggiana di pallacanestro. Lo scorso 28 febbraio, il Dream Team ha partecipato, insieme ai futuri tutor di “All inclusive sport”, a un incontro con Marco Calamai, allenatore di basket professionista che, da oltre 20 anni, allena giovani atleti con disabilita’. “Seguo da sette anni le orme di Calamai”, dice Codeluppi che allena, insieme ad altre due persone, educatori e volontari, una squadra di cui fanno parte ragazzi con disabilita’ diverse, con sindrome di Down, autismo, ma anche disturbi comportamentali o situazioni familiari difficili di eta’ diverse: il piu’ piccolo ha 14 anni, i piu’ grandi oltre 20 anni.

Tra di loro c’e’ anche un ragazzo accolto grazie al progetto “All inclusive sport” promosso da DarVoce. “Al momento abbiamo 17 tesserati, tanto che stiamo pensando di fare due squadre – aggiunge Codeluppi, che frequenta il corso per tutor – anche se non e’ facile allenare insieme ragazzi che hanno difficolta’ a correre con altri che corrono piu’ forte di me, tenendo presente che l’obiettivo e’ far si’ che tutti si allenino, giochino e si divertano”. Il Dream Team partecipa a un campionato regionale di basket integrato. “Abbiamo adattato alcune regole, ad esempio i tempi sono piu’ corti perche’ alcuni ragazzi non hanno la resistenza fisica per giocare 40 minuti di seguito, ma gli arbitri ci conoscono e ci concedono qualche deroga al regolamento”.

Tra i partner del progetto c’e’ anche il Centro sportivo italiano (Csi) che si e’ occupato del contatto con le societa’ sportive e della selezione dei tutor. “Lavoriamo da tempo con la disabilita’ e ci e’ capitato spesso di sentirci dire dalle societa’ che con un aiuto avrebbero inserito ragazzi disabili – racconta Alessandro Munarini, vicepresidente vicario e responsabile area welfare- Per questo abbiamo aderito subito al progetto”. Il comitato di Reggio Emilia organizza anche percorsi scolastici in tre scuole del territorio. “Facciamo attivita’ con i ragazzi disabili durante le ore di educazione fisica per integrarli con i compagni – aggiunge – Il progetto e’ andato cosi’ bene che adesso facciamo anche 2 ore fuori dall’orario scolastico, molto partecipate sia da ragazzi disabili che non”. Rispetto a “All inclusive sport”, il Csi parla di una “buona risposta” da parte delle societa’ sportive. “La cosa bella – conclude- e’ che in quattro o cinque casi i ragazzi hanno iniziato con l’accompagnamento di un tutor e poi hanno proseguito da soli. Il nostro obiettivo e’ questo”.