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Articolo n° 24776 del 10/01/2017 - 13:01

Bosi: un polo delle costruzioni per il mondo coop

Legacoop divisa fra la cessione del patrimonio al fondo Oxy e la liquidazione di Unieco con ripartenza delle attività sane in una good company. Finanziarie coop esposte per decine di milioni di euro

UniecoLa sede di Unieco

REGGIO EMILIA – Creare un polo delle costruzioni in cui confluiscano le attività ancora vitali del settore edile del mondo cooperativo: Sicrea, Unieco, Coopsette, Tecton. E’ l’idea di Luca Bosi, vicepresidente di Legacoop Emilia Ovest e presidente di Sicrea, che ieri a Telereggio ha detto: “L’auspicio è la costituzione di una nuova realtà con un patrimonio corretto, anche con l’utilizzo di finanziamenti di Fondcoop, che possa mettere insieme ciò che è rimasto, non in forma riduttiva ma di ripartenza vera”.

A Bosi è poi stato chiesto cosa pensi della vicenda Unieco che, attualmente, è in bilico fra l’ipotesi di liquidazione, chiesta al ministero dello Sviluppo economico dagli ispettori di Legacoop nazionale che hanno certificato uno stato di insolvenza della coop e quella di una ripartenza, ma cedendo gran parte del patrimonio immobiliare al fondo Oxy che, in cambio, darebbe liquidità a Unieco per 25 milioni di euro.

Il vicepresidente di Legacoop ha fatto capire che il destino di Unieco deve essere deciso dal Cda della coop (che può opporsi alla liquidazione dato che l’ok di Monte Paschi al piano Oxy ha cambiato le carte in tavola, ndr) e dai suoi soci, ma ha precisato: “Se quella operazione darà vita a un percorso di risanamento della coop ben venga, purché sia un percorso vero e la cooperativa sia messa nelle condizioni di poter continuare l’attività”.

I distinguo di Bosi riflettono, in effetti, una possibile disparità di vedute all’interno di Legacoop su quale possa essere la soluzione migliore per Unieco. C’è chi propende per la cessione di buona parte del patrimonio al fondo Oxy per poi cercare un accordo con le banche e ripartire e chi, invece, pensa che sarebbe meglio mettere la coop in liquidazione come peraltro suggerito dagli ispettori nazionali che, molto probabilmente, non hanno sicuramente agito senza prima consultare Legacoop Emilia Ovest.

Chi pensa alla liquidazione sostiene che comunque Unieco sarebbe comunque costretta a passare per una procedura concordataria di ristrutturazione del debito. Fra l’altro, cosa di non poco conto, fra i creditori ci sono anche le finanziarie cooperative che sono esposte per decine di milioni di euro (solo Ccfs ha un’esposizione, garantita, di 16,5 milioni, ndr). In caso di liquidazione di Unieco, queste potrebbero recuperare parte dei loro crediti, facendo in modo che parte di questo patrimonio rimanga cooperativo e aiutare la nascita del nuovo soggetto di cui parla Bosi. Ad ostacolare questa ipotesi, però, c’è il problema del prestito sociale che in Unieco è di ben undici milioni e che rischierebbe di andare perduto con la liquidazione.

Un polo delle costruzioni che fra l’altro, come ha fatto notare Bosi nell’intervista a Telereggio, potrebbe anche “andare a vedere cosa potrebbe essere utilizzato dentro alla liquidazione di Coopsette” in cui sono rimasti asset interessanti. Il mondo cooperativo, fra l’altro, ha compiuto un’operazione molto simile a quella che potrebbe essere realizzata ora quando, a suo tempo, ha creato Sicrea (di cui Bosi è presidente, ndr) in cui ha fatto confluire il valore aggiunto di Cmr, Orion, Cdc di Modena, San Possidonio e Mecoop.