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Banco Emiliano addio, si fonde in Emil Banca: nasce una grande Bcc

I bolognesi mantengono il nome. Decisivo il ruolo del fondo transitorio istituito dal governo che ha acquisito 140,7 milioni di euro di sofferenze della banca reggiana. Il 12 febbraio si esprimeranno i soci dei due Istituti

REGGIO EMILIA – Ben 84 filiali, 137 mila clienti, 44 mila soci, oltre 700 dipendenti e un territorio di competenza che si estende su sei provincie, cinque in Emilia (Parma, Reggio, Modena, Bologna e Ferrara) e una in Lombardia (Mantova).

Questi i numeri più rilevanti della nuova Banca di credito cooperativo che nascerà se il progetto di fusione per incorporazione del Banco cooperativo emiliano in Emil Banca sarà approvato dalle due compagini sociali. Il progetto, che ha avuto il sostegno del Fondo transitorio del Credito Cooperativo e ha già l’ok di Banca d’Italia, il 12 febbraio sarà sottoposto ai soci cui spetta il giudizio definitivo.

Il ruolo del fondo
Rispetto al progetto di aggregazione di Banco cooperativo emiliano in Emil Banca, il Fondo interviene sia sul lato sofferenze (acquistandone complessivamente 200 milioni di euro) sia sul lato patrimoniale ricostituendo il patrimonio di Banco Emiliano eroso dalle svalutazione dei crediti (con uno strumento patrimoniale irredimibile complessivo di 33 milioni di euro).

Il fondo ha acquisito 140,7 milioni di euro di sofferenze del Banco Emiliano (al prezzo di 66,5 milioni di euro) ed è intervenuto sul patrimonio della stessa Bcc con un prestito irredimibile di 30 milioni di euro. Acquisirà fino a 60 milioni di euro di sofferenze della nuova banca (al prezzo di 27 milioni di euro) e interverrà per consolidarne il patrimonio con uno strumento patrimoniale irredimibile di 3 milioni di euro. Il valore complessivo dell’intervento del Fondo sarà di massimo 126,5 milioni di euro.

Se le assemblee straordinarie dei Soci accetteranno la proposta deliberata nei mesi scorsi dai consigli di amministrazione di Emil Banca e del Banco Cooperativo Emiliano nascerà, per numero di filiali e collaboratori, la più grande Bcc del Nord Italia, seconda solo, a livello nazionale, alla Bcc di Roma.

Capitale sociale di 97 milioni
La nuova Bcc (che manterrà il nome Emil Banca) partirà con un capitale sociale di oltre 97 milioni, impieghi lordi di 2,7 miliardi di euro, una raccolta totale di circa 4,7 miliardi di euro e una massa amministrata superiore ai 7 miliardi di euro. Il patrimonio complessivo delle nuova banca supererà i 306 milioni di euro.

Numeri tanto importanti quanto importante sarà il territorio di competenza della nuova Bcc che si estenderà su oltre il 68% del territorio regionale, comprenderà 3 milioni di abitanti, oltre 300 mila imprese registrate e 1,3 milioni di occupati. Un sistema economico che complessivamente vanta un decimo di tutte le esportazioni nazionali.  La fusione avrà decorrenza dal primo aprile 2017.

“Abbiamo lavorato per sei mesi affinché l’operazione potesse presentarsi come sostenibile per tutti gli attori. Perché fosse un’opportunità di sviluppo e una garanzia di futuro, per i due Istituti, per il Credito Cooperativo  e per il territorio. I nostri soci – ha commentato il presidente di Emil Banca, Giulio Magagni – sono ora chiamati ad esprimersi su un importante cambiamento che però avverrà nel rispetto delle radici della cooperazione di credito e senza disperdere l’immenso patrimonio di valori che da più di un secolo contraddistingue le due aziende, contribuendo alla crescita e allo sviluppo economico, ma anche sociale e culturale, dei territori in cui sono inserite. La nuova Bcc continuerà ad essere protagonista di un modo differente di fare banca, equo, sostenibile ed attento alle persone ed al territorio che sarà presidiato, come avviene già in entrambe le Bcc, da un folto numero di Comitati soci locali che avranno il compito di mantenere un legame diretto tra la banca e le sue comunità”.

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Giulio Magagni e Giuseppe Alai

“Quella che nascerà – ha aggiunto il presidente del Banco Cooperativo Emiliano, Giuseppe Alai – sarà l’espressione di una cooperazione di credito già da tempo avviata sulla strada delle integrazioni e che ha colto le opportunità della riforma del Credito Cooperativo per presentarsi sul mercato con maggiore incisività e competitività, più solida e al tempo stesso solidale, profondamente legata alle comunità locali e in grado di offrire servizi ancora più innovativi e di sostenere con maggiore efficacia lo sviluppo del territorio”.