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Articolo n° 23291 del 28/11/2016 - 19:27

Violenza, le donne si ribellano: crescono le segnalazioni

Il procuratore Grandinetti: "Non aumentano i reati, ma crescono i casi in cui si rivolgono a chi le può aiutare"

Violenza domestica

REGGIO EMILIA – Sempre piu’ donne reggiane vittime di violenza trovano il coraggio di denunciare i loro aguzzini. Questo il parere del procuratore capo di Reggio Emilia, Giorgio Grandinetti, secondo cui, i dati in aumento presentati oggi dal tavolo interistituzionale sul fenomeno, sono la spia di una maggiore presa di coscienza delle vittime e un riconoscimento alla rete di associazioni ed enti che da anni le accompagna.

Se poi a subire violenze domestiche, maltrattamenti o stalking sono piu’ o meno in egual misura italiane e straniere, sono invece principalmente le 20enni, rispetto alle donne piu’ mature, che non aspettano di sopportare per anni le angherie dei compagni, ma si rivolgono ben presto a chi le puo’ aiutare. In particolare, secondo i numeri forniti questa mattina in municipio dai diversi enti che compongono il tavolo antiviolenza (Comune, Provincia, Prefettura, Tribunale, Procura, Questura, Carabinieri, Ausl e ospedale Santa Maria, Ufficio scolastico provinciale, Ordine degli avvocati, associazione Nondasola, Forum donne giuriste e consigliera di parita’ provinciale di Reggio Emilia), nei primi 10 mesi del 2016 sono state in 191 a rivolgersi al centro antiviolenza “Casa delle donne” gestito dall’associazione “Nondasola”, mentre nel 2015 le persone accolte sono state 337.

Di queste peraltro, solo 85 hanno deciso di avviare un percorso giudiziario nei confronti di chi le perseguitava. La Procura di Reggio ha invece rilevato solo nel primo semestre di quest’anno 431 casi di reato tra maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale. In tutto il 2015 se ne contavano 381. “I casi sono molti – commenta Grandinetti – ma a mio avviso non c’e’ un incremento di fatti illeciti, quanto piuttosto un’emersione”.

I dati, continua il procuratore, “aumentano perche’ aumenta la coscienza di chi e’ vittima che non deve subire e si e’ rafforzata negli anni anche la rete di supporto di enti e associazioni che fornisce a queste donne un aiuto concreto e pratico”. Grandinetti sottolinea infine che all’incirca nel 30% dei casi di maltrattamenti o atti persecutori scatta per il violento la misura dell’allontanamento, mentre piu’ rare sono le misure cautelari restrittive (arresti domiciliari o carcere), applicate invece per lo stupro.

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Le rappresentanti degli enti del tavolo antiviolenza

Restando sul fronte giuridico, il Forum delle donne giuriste segnala che nei primi sei mesi di quest’anno 13 donne hanno fatto richiesta di ordini di protezione per tutelarsi contro i loro persecutori, e cinque l’hanno ottenuta. “Si tratta – spiega l’avvocato Raffaella Pellini del Forum – di uno strumento ancora poco utilizzato, secondo il principio che le donne non vogliono vedere in carcere l’uomo, ma soprattutto spezzare il circolo della violenza quotidiana”. Da segnalare in Tribunale anche la carenza di organico di sette giudici che incidera’ in negativo sull’istruttoria delle richieste delle donne. L’ordine degli avvocati, pero’, aprira’ nei prossimi giorni uno sportello al cittadino, con una sezione specifica dedicata alla tutela dei diritti delle donne.

Altro elemento emerso dal lavoro del tavolo antiviolenza e’ poi la difficolta’ delle donne a sfuggire alle vessazioni, quando avvengono sul luogo di lavoro. Tra le azioni che il Comune sta predisponendo c’e’ infine una modifica dello statuto – in previsione per il nuovo anno – che autorizza l’amministrazione a costituirsi parte civile nei processi per violenza contro le donne. “La giornata nazionale antiviolenza e’ passata – commenta l’assessore comunale Natalia Maramotti – ma l’attenzione su queste problematiche resta per noi una priorita’ per tutto l’anno sulla base di azioni concrete”. Come dimostra ad esempio, “il progetto che il Comune ha presentato come capofila alla Regione, ottenendo un finanziamento di 51.000 euro”, ricorda Maramotti (fonte Dire).