Le notizie di
reggiosera.it
Articolo n° 21691 del 19/10/2016 - 15:04

Aemilia, sindaci schierati in aula per la legalità

Stamattina c'erano Emanuele Cavallaro di Rubiera, Nico Giberti di Albinea, Andrea Carletti di Bibbiano, Andrea Tagliavini di Quattro Castella e Enrico Bini di Castelnovo Monti

SindaciI sindaci stamattina in aula

REGGIO EMILIA – In tribunale con la fascia tricolore per testimoniare la presenza delle istituzioni nella lotta alle infiltrazioni mafiose. Cinque sindaci reggiani, Emanuele Cavallaro di Rubiera, Nico Giberti di Albinea, Andrea Carletti di Bibbiano, Andrea Tagliavini di Quattro Castella e Enrico Bini di Castelnovo Monti, accompagnati da membri della loro giunta, dalla consigliera provinciale Chiara Albanese e da Daniele Menozzi, consigliere dell’Unione dei Comuni “Pianure Matildiche”, si sono presentati cosi’ stamattina nell’aula del processo Aemilia, per rispondere agli appelli lanciati nei giorni scorsi dagli stessi Bini e Cavallaro.

I sindaci di Castelnovo e Rubiera avevano sollecitato pubblicamente i colleghi a frequentare maggiormente le udienze, per dare un segnale simbolico di coesione delle istituzioni. Per alcuni amministratori, quella di stamattina e’ stata la prima volta al maxi processo contro la ”ndrangheta, le cui udienze si svolgono nel tribunale reggiano. “Ma non sara’ l’ultima”, spiega Giberti. “Il fatto di non essere parti civili – commenta il sindaco – non ci solleva dalla responsabilita” di dare il nostro sostegno ai Comuni parte nel processo. Ci prendiamo l’impegno di essere ancora piu’ testimoni di questi momenti”, aggiunge.

In tema di lotta alla mafia, sottolineano inoltre gli amministratori, altri Comuni si aggiungeranno alla rete “Mafia free” promossa dalla fondazione Angelo Vassallo, che in provincia di Reggio registra 6 adesioni. Molto tecnici invece i lavori della mattinata, in cui esponenti delle forze dell”ordine, sentiti come testimoni, hanno ricostruito minuziosamente – con numeri, documenti e persino grafici – il vorticoso giro di denaro nero che finiva nelle casse della cosca attraverso societa’ “cartiere” e fatturazioni false.

Il presidente del collegio giudicante Francesco Maria Caruso, trasferito alla presidenza del tribunale di Bologna, ha infine reso noto che nella prossima udienza potrebbe sciogliere il nodo del suo ruolo alla guida del processo reggiano. Caruso ha infatti chiesto di poterlo mantenere, dividendolo con l’incarico bolognese.